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Scienza e società

Il 10 maggio scorso, a pochi giorni dall’anniversario della strage di Capaci, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, gli alunni della 1^E del nostro istituto hanno visitato il museo Falcone-Borsellino, realizzato nel 2016 in quegli stessi uffici del Palazzo di giustizia di Palermo che negli anni Ottanta, dopo la morte del giudice Rocco Chinnici, ospitarono i due magistrati per motivi di sicurezza.

Prima della visita del museo, la dottoressa Monica Longo, rappresentante di classe della 1^E nonché organizzatrice dell’uscita didattica, ha invitato studenti e docenti accompagnatrici a sostare nella piazza pedonale che separa il vecchio e il nuovo Palazzo di giustizia e ha spiegato il significato delle varie opere d’arte di cui essa è arricchita: dalle undici colonne dell’artista Antonio Musarra Tubi, alla scultura bronzea dalle grandi ali aperte di Giovanna De Sanctis, al recinto di gradoni di marmo alla cui sommità sono posti, in rilucenti caratteri d’acciaio a rilievo, i nomi dei magistrati uccisi dalla mafia negli ultimi trent’anni e la data della morte. Particolarmente suggestive sono risultate agli alunni le undici sculture-colonne in acciaio ottone e marmo, ognuna delle quali rappresenta un magistrato ucciso dalla mafia. Ciascuna di esse è scalfita da cicatrici di acciaio e ottone che, man mano si procede verso la statua, simbolo della libertà, si riducono, segno rappresentativo della vittoria della giustizia sulla mafia. In questo luogo, arte e storia si uniscono insieme per celebrare la giustizia, per infondere speranza e per attribuire senso di responsabilità a ciascuno. Ogni porzione di questo spazio è un emblema, un risveglio della memoria.

Le emozioni più forti sono arrivate quando i ragazzi sono stati condotti nel piano ammezzato del tribunale, nel cosiddetto bunkerino, dove sono stati ricostruiti da Giovanni Paparcuri, l’autista sopravvissuto alla strage del giudice Chinnici e che i due magistrati vollero accanto nel 1985, gli uffici di Falcone e Borsellino. Sono trascorsi ventisette anni, ma in questo luogo sembra che il tempo si sia fermato: nelle tre stanze dove ha avuto inizio la decisiva lotta contro Cosa nostra, oggetti, apparecchiature, documenti sembrano ancora attendere Giovanni e Paolo.

Tra macchine da scrivere, vecchi computer per informatizzare il maxiprocesso, fascicoli, fotocopie degli assegni sequestrati da Falcone durante un’inchiesta agli atti giudiziari, carte originali in cui sono annotati gli omicidi di mafia e tanto altro, emergono oggetti personali dei due magistrati: le paperelle in legno di Falcone sulla scrivania (oggetto di ripetuti scherzi dell’amico Paolo), un biglietto lasciato in mezzo a un libro da Francesca Morvillo al marito, l’enorme posacenere di Borsellino, la bottiglia di whisky vuota che Paolo conservava per farla trovare a Giovanni al posto di un’altra piena.

L’uscita didattica, che si è inserita nel progetto Legalità, realizzato dal nostro Istituto con l’obiettivo di infondere nei ragazzi la cultura delle regole, ha rafforzato negli alunni della 1^E l’idea che bisogna continuare a portare avanti i valori di legalità, di onestà, di rispetto delle regole difesi fino alla morte dai due magistrati uccisi nel 1992. Infatti, come affermava Giovanni Falcone, «gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini».

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È vero quanto dicono gli esperti e cioè che noi adolescenti siamo dipendenti dalla tecnologia? Per rispondere a questa domanda, abbiamo chiesto ai nostri compagni di classe (la 3^E) quanto per loro siano importanti i cellulari, i videogiochi e il collegamento alla rete internet, quanto tempo della loro giornata trascorrono davanti ai dispositivi tecnologici e se ritengono di poterne fare a meno. Da tale indagine risulta che l’82% di loro dipende dalla tecnologia e dedica a essa tante ore della giornata; solo il restante 18% sostiene di non esserne schiavo e di farne un uso consapevole e limitato.

Purtroppo la dipendenza dalla tecnologia è un fenomeno presente in molti Paesi del mondo e colpisce sia giovani che adulti. Lo dimostra un sondaggio online condotto su oltre 500 persone, equamente suddivise tra uomini e donne, dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo, Di.Te., secondo il quale il 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie. A poca distanza dai più giovani, si piazzano gli adulti, con il 49% degli over 35, che ammettono di essere incapaci di stare senza cellulare e di avere il bisogno di controllare notifiche o messaggi almeno quarantatré volte al giorno. Il 6% di loro poi arriva a sfiorare le sessantacinque volte.

Tra i mezzi tecnologici, il cellulare è quello che viene usato più di tutti. Una ricerca realizzata da SOS Telefono Azzurro Onlus, in collaborazione con Doxakids, Tempo del web. Adolescenti e genitori online, rivela che il 17% dei ragazzi intervistati dichiara di non riuscire a fare a meno di smartphone e social; 1 su 4 (25%) è sempre online, quasi 1 su 2 (45%) si connette più volte al giorno, 1 su 5 (21%) si sveglia durante la notte per controllare i messaggi arrivati al proprio cellulare. Il 78% chatta continuamente su WhatsApp.

Secondo lo psicologo Luciano Di Gregorio (Psicopatologia del cellulare: dipendenza e possesso del telefonino, Milano, Franco Angeli, 2003), questo dispositivo elettronico serve a verificare l’interesse e l’amore da parte degli altri e a proteggere dai rischi dell’impatto emotivo diretto.

Gli esperti parlano chiaro: le persone che fanno un uso eccessivo dello smartphone rischiano di ritirarsi dal rapporto con il mondo e di rimanere sempre più soli; diventano incapaci di trasmettere le proprie emozioni in modo adeguato; perdono ogni tipo di interesse; hanno forti balzi d’umore, disturbi del sonno e dell’alimentazione; fanno uso di farmaci e droghe e spesso sono in conflitto con le persone vicine.

È paradossale che la tecnologia, creata per semplificare la vita, la stia sensibilmente complicando. A causa dell’emergere dell’uso inadeguato della tecnologia e dei problemi a esso associati, negli ultimi anni gli adulti che si prendono cura della crescita dei ragazzi sono sempre più attenti a limitarne l’uso e a promuovere un’educazione al loro utilizzo, per evitare i rischi per la salute.

Utilizziamo la tecnologia, ma non sostituiamola ai rapporti veri e che si coltivano nella quotidianità, non prediligiamola alla pratica di uno sport, non dedichiamole il tempo che potremmo trascorrere con la famiglia e gli amici. Abituiamoci a farne un uso corretto.

            di Marta Catalano e Carola Brusca 3^E

La clonazione è la riproduzione asessuata naturale o artificiale di un organismo vivente o di una singola cellula. In Cina avvenne la prima clonazione di due scimmie poiché geneticamente omogenee. Prima d’ora ogni tentativo fu fallimentare, le cellule differenziate possedevano nuclei con geni che ne impedivano lo sviluppo dell’embrione. Questo è considerato l’ultimo passo prima della clonazione umana, definita ”minaccia per il futuro dell’uomo” sui temi della bioetica. I cloni sono stati ”creati” dal trasferimento del nucleo di una cellula dell’individuo ‘da copiare’ in un ovulo non fecondato e privato del suo nucleo. La loro nascita è stata annunciata sulla rivista <Cell> dall’ istituto di neuroscienze dell’accademia cinese che apre la possibilità di ridurre il numero di primati usati nella sperimentazione animale. La chiesa non potrà mai essere d’accordo con l’ormai imminente clonazione umana, essa finora non ha espresso una condanna esplicita bensì ha lasciato la valutazione responsabile agli scienziati. Molti considerano la clonazione un passo avanti per la medicina, per lo sviluppo di nuove cure e un nuovo modo per evitare i problemi di riprogrammazione genetica, d’altro canto ci si preoccupa perché potrebbero essere sollevati diversi problemi etici essendo le scimmie esseri così simili a noi.

Alessia Lombardo 3°D