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Esperimenti scientifici

Oggi 23/10/2013 siamo andati con la professoressa Monti nel laboratorio scientifico della nostra scuola per eseguire un’esperienza scientifica. Dovevamo imparare a tarare un recipiente in vetro. Tarare uno strumento significa assegnargli una scala graduata che permette poi di usarla per effettuare misurazioni.

Arrivati nel laboratorio la professoressa ci ha divisi in gruppi. Il mio gruppo era composto da me (Riccardo Pisciotta), da Carlo Rotolo e  da Stephan D’Agostino. Insieme abbiamo iniziato l’esperimento.

Per prima cosa abbiamo preso il materiale occorrente e cioè:

·      un barattolo di vetro trasparente

barattolo1

·      un  cilindro graduato

barat2

·     una spruzzetta piena d’acqua

  • un pennarello

Procedimento

Con la spruzzetta abbiamo riempito il cilindro graduato fino all’indicazione dei 50 ml, barat 3

dopo abbiamo versato questa quantità d’acqua nel barattolo e con il pennarello abbiamo fatto un segno dove arrivava il livello dell’acqua. Abbiamo ripetuto più volte questa operazione fino a che il barattolo non era pieno.

Durante l’esperimento ognuno di noi aveva un compito ben preciso: io immortalavo ogni momento facendo le foto, Stephan eseguiva l’esperimento e Carlo prendeva appunti. barat 4

Occorre essere molto precisi quando si fa il segno per indicare il livello dell’acqua altrimenti il barattolo non è utilizzabile ; noi all’inizio non lo siamo stati e abbiamo dovuto svuotare il barattolo nel lavandino del laboratorio e asciugarlo con uno strofinaccio .

Abbiamo ripetuto l’esperienza con maggiore cura la seconda volta e alla fine il barattolo di vetro era tarato ed ora può essere usato per misurare i liquidi.

barat 8 barat 7

Secondo noi questo è un esperimento adatto ai piccoli scienziati che stanno ancora muovendo i primi passi perché è facile e divertente.

di Carlo, Riccardo, Stephan

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Ciao a tutti, siamo un gruppo di alunni della 2^ L.

Venerdì 18 ottobre, con la professoressa di scienze, siamo andati nel laboratorio scientifico della scuola per fare una attività pratica e per vedere se nell’acqua stagnante c’è vita e con grande sorpresa  abbiamo scoperto che c’è.

Per l’esperienza abbiamo fatto così:

Materiale occorrente: un microscopio, un becher pieno d’acqua stagnante, un vetrino portaoggetti e un cucchiaino.

Procedimento: per prima cosa abbiamo osservato l’acqua stagnante ad occhio nudo. Ci siamo accorti di piccoli organismi che nuotavano con movimenti a scatti. Allora con un cucchiaino ne abbiamo preso uno , l’abbiamo sistemato sul vetrino portaoggetti e dopo aver acceso il microscopio lo abbiamo osservato.                                                 lab 2^L

Osservazioni: abbiamo scoperto con l’aiuto della professoressa che avevamo individuato una larva di zanzara. Essa assomiglia ad un bruco con tanti “peletti”. Osservandolo attentamente abbiamo scoperto che dentro la larva si muovevano dei microrganismi. Abbiamo ipotizzato che fossero parameci.                                                   lab 2^L bis

Cosa sappiamo sulle larve di zanzara: per integrare le nostre osservazioni abbiamo fatto delle ricerche da cui abbiamo appreso le seguenti informazioni:

la larva che abbiamo osservato è una “Culex pipiens”, la zanzara comune che ci affligge in estate. E’ apode, con capo grande, segmenti toracici espansi e fusi e addome regolarmente segmentato. E’ più comune nell’emisfero boreale; vive in luoghi acquatici con acqua calda o stagnante, ma si può trovare anche in luoghi ombrosi e umidi.

Le zanzare riescono a localizzare le loro prede tramite dei sensori che permettono loro di captare il calore e l’odore. La femmina punge l’uomo e altri animali a sangue caldo per la produzione delle uova; la quantità media di uova prodotte è di circa 200 unità. Le larve per diventare zanzare vanno incontro a tre mute e alla quarta si trasformano in ninfe. Per nuotare si piegano a scatti fino a formare con il loro corpo la forma di “S”.

Il “paramecium” è un esempio di organismo unicellulare altamente complesso appartenente al regno dei protisti.

I parameci vivono in acque dolci e stagnanti e si muovono grazie a delle strutture filamentose chiamate “ciglia”.

Si nutrono di batteri e si riproducono per “mitosi”.

L’esperienza vissuta in laboratorio  ci ha fatto conoscere direttamente un argomento molto interessante, stimolando la nostra curiosità e aumentando la voglia di approfondire l’argomento.

di Alessandro, Francesco, Ivan, Giovanni