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Cultura e società

Noi, alunni della classe 3^ N, 3^N b abbiamo realizzato un video sul cyberbullismo, intitolato “DICIAMO NO!”, per far capire quanto questo fenomeno sia frequente nelle classi della scuola. Infatti anche piccoli atti, apparentemente innocui, possono offendere la persona che li subisce. 3^N aSe si verifica un atto di cyberbullismo, la prima cosa da fare è parlarne con un adulto, come ad esempio un professore o uno dei genitori e nel contempo aiutare la vittima ad avere fiducia in se stessa, isolando così un fenomeno che fa della debolezza della sua vittima la propria forza.

Trovate il video sul sito della scuola. Date un’occhiata e combattiamo insieme i cyberbulli!!!

http://www.scuolamediastatalevirgilio.edu.it/index.php/galleria-video

Classe 3^ N  2019/20

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I giovani come me, nella fase della crescita, hanno bisogno di essere istruiti per riuscire a sviluppare un proprio pensiero, a distinguere il bene dal male e a fare delle scelte consapevoli. È importante iniziare a far comprendere ai ragazzi, fin da piccoli, i loro diritti e doveri. Un diritto inalienabile dell’uomo, citato anche nell’articolo 21 della Costituzione Italiana, è la libertà di opinione, di pensiero e di stampa. La libertà di pensiero non è, però, unilaterale, in quanto ciascuno deve rispettare anche quella degli altri. Questo non va inteso come un limite, anzi si pone a difesa della libertà stessa. Per questo motivo è giusto scrivere ed esprimersi entro i limiti delle verità e della moralità.

Nonostante oggi viviamo in una società apparentemente democratica, non sempre è consentito esprimere le proprie idee specialmente per chi di professione fa il giornalista. L’articolo 21 della Costituzione afferma: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Eppure il mondo dell’informazione italiana, da anni al centro di profonde trasformazioni, è influenzato dalla presenza di forti potentati consolidati da intrecci politici ed economici.

Fin dai tempi del fascismo non è stato facile esprimersi perché la libertà di pensiero e quella di espressione erano negate. Un esempio è Giacomo Matteotti, che fu ucciso dalle squadre d’assalto fasciste perché denunciava le barbarie fasciste e perché era socialista.

La libertà di stampa, che si esprime attraverso il giornalismo, può diventare un’arma pericolosa per chi agisce nella criminalità e nell’inganno. Dunque può essere una minaccia per la politica e per le associazioni mafiose. Queste ultime hanno interessi economici e si rafforzano sempre di più comprandosi il silenzio dei cittadini e, in alcuni casi, anche dei mass media. I tanti giornalisti integri e incorrotti, che lottano per la rivendicazione del loro diritto di dire la verità, svolgono un lavoro ammirabile ed esemplare perché espongono le loro opinioni senza timore di ciò che potrebbe accadere.

Un paladino della giustizia italiana è Roberto Saviano, celebre per aver pubblicato nel 2006 il libro Gomorra, nel quale narra la guerra tra i due clan camorristi nel casertano, rivelando senza remore nomi e cognomi dei boss e dei loro complici. A causa delle minacce ricevute, dal 2007 lo scrittore è sotto scorta e spesso si ritrova a vivere in alberghi o in caserme di polizia. A riguardo lo scrittore afferma: «Ho sognato di morire e quando mi ammazzavano mi sentivo finalmente libero. Ho pochi amici per via della mia vita e per vederli devo programmarmi il giorno. Sono orgoglioso di quello che ho fatto, potevo farlo con più prudenza, ma ho il desiderio di tornare libero… magari fra 10 anni». Quello di Saviano, però, non è l’unico caso perché, come lui, vivono altri, tra cui Lirio Abbate, Giovanni Tizian ecc.

Soltanto un giornalismo svincolato da compromissioni con la politica o con associazioni criminali è attuazione della vera libertà di stampa, con tutti i vantaggi che questa apporta. Un giornalismo fatto di verità frena la corruzione, ostacola la criminalità, allerta l’opinione pubblica, denuncia le ingiustizie, pretende il buon funzionamento dei servizi sociali, obbliga i politici al buon governo. Tutto ciò impone agli addetti ai lavori una grande responsabilità e un impegno di scrupolosa ricerca. A tal riguardo, Joseph Pulitzer afferma: «Una stampa capace e con un’intelligenza allenata sa distinguere ciò che è giusto ed avere il coraggio di realizzarlo, può preservare quella pubblica virtù senza la quale il governo del popolo non è che impostura. Il potere di plasmare il futuro della Repubblica è nelle mani dei giornalisti delle future generazioni».

Simona Cancelliere della 3^F

Quando si parla di schiavitù si tende a considerarla come un fenomeno del passato. Infatti, teoricamente, la schiavitù venne abolita nel corso dell’Ottocento. Ma in realtà non è mai scomparsa del tutto e oggi, anche se in forme diverse, è presente in tante società.

Gli schiavi moderni sono persone costrette a lavorare o a offrire prestazioni dietro ricatti, violenze, torture di ogni genere e che non godono di un diritto fondamentale per tutti gli uomini: la libertà.

Sono circa 25 milioni le vittime, di cui i più colpiti sono donne e bambini. Il dato più allarmante è il dramma dello sfruttamento del lavoro minorile. Si tratta di minori che non possono vivere la loro esistenza, arruolati perché il loro mantenimento costa meno e perché i bambini sono più manipolabili rispetto agli adulti. Per esempio in Africa sono molti i bambini che vengono arruolati nell’esercito o in gruppi di fanatici religiosi. Nella migliore delle ipotesi finiscono in un campo di rifugiati, di certo non molto adatto ai bambini! In Asia, invece, la maggior parte dei minori è costretta a lavorare per produrre tappeti, scarpe, palloni, aquiloni… Questa è una delle più grandi atrocità di un mondo in cui si proclamano la giustizia e la difesa dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Non trovo parole più eloquenti di quelle pronunciate da Gilbert, il protagonista del romanzo Game over di Antonella Pozzuoli, il quale, di fronte alle immagini di bambini sfruttati magrissimi e sporchi, afferma: «Dentro di me era calato il gelo. Improvvisamente mi ero sentito triste e svuotato e per un attimo avevo provato la sensazione di aver perso per sempre la felicità. Pensavo alla fortuna che avevo avuto nel nascere in una nazione democratica, rispettosa dei diritti dei bambini, ad avere una famiglia che mi proteggeva e si prendeva cura di me, alle possibilità che la scuola mi avrebbe dato per realizzare le mie aspirazioni. A confronto della mia, la vita di quei piccoli era un vero e proprio inferno» (p. 139).

Secondo il Global Slavery Index, il 60% degli schiavi moderni abita in dieci Stati, che sono anche quelli più popolosi: Cina, Repubblica Democratica del Congo, India, Indonesia, Iran, Nigeria, Corea del Nord, Pakistan, Filippine e Russia.

Diverse aziende occidentali, fra cui Adidas, Apple, Nike, utilizzano manodopera a basso costo nei Paesi in via di sviluppo, dove le tutele sindacali sono superficiali o inesistenti. Queste aziende si disinteressano delle condizioni dei lavoratori e, pur di raggiungere il massimo profitto, non osservano i minimi standard di controllo. In molte fabbriche gli operai lavorano fino a 65 ore la settimana per paghe da miseria, subiscono abusi verbali e fisici, sono costretti a fare straordinari anche non pagati e vengono puniti se non raggiungono gli obiettivi di produzione.

Dietro alla grande piaga della schiavitù moderna ci sono grandissimi profitti, che raggiungono i 150 miliardi di dollari. Motore di tutto è la sete di denaro da parte di persone spregiudicate e prive di moralità. Sono gli interessi economici, l’indifferenza, la corruzione, l’inefficienza dei controlli a permettere che questa pratica continui a esistere.

Costanza Valido della 3^E

Cos’è la libertà? Siamo tutti liberi? Ci accorgiamo di essere liberi? Queste domande, nella società di oggi, non sono molto frequenti, eppure sono fondamentali.

La libertà è un concetto ampio da definire; solitamente con essa si intende la condizione in cui un uomo è libero di agire, pensare ed esprimersi senza alcuna restrizione o costrizione, nel rispetto di se stesso e degli altri.

Esistono varie definizioni di libertà, e potenzialmente ogni individuo ha una visione differente, così come ne esistono varie sfaccettature. Una di queste è la libertà di espressione, con cui si intende la libertà di un individuo di esprimere la propria opinione. Evelyne Beatrice Hall disse: «Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle». (Questa frase è erroneamente attribuita a Voltaire perché Beatrice scrisse una sua biografia).

Un’altra sfaccettatura di libertà è quella che riguarda la donna: in molti Paesi del mondo, infatti non viene rispettata e viene anzi costretta a occupare un ruolo del tutto marginale. A volte questa posizione è condizionata anche dalla religione la quale impone dei vincoli non indifferenti alla sua vita quotidiana.

Per garantire la libertà sono molto importanti i diritti: diritto alla vita, all’istruzione, alla sanità… ma anche i doveri di ogni cittadino.

Ognuno ha una propria interpretazione del concetto di libertà: molti giovani credono ad esempio che essere liberi sia fare tutto ciò che si vuole; c’è anche chi crede che essere liberi sia agire nel rispetto delle regole, ma prendiamo in esame il caso in cui le regole siano troppo limitanti e non tutelino i diritti fondamentali. È questo il caso dei regimi totalitari, in cui il concetto di libertà è ignorato completamente.

Tutti hanno diritto di essere liberi, eppure non tutti lo sono. Ci sono tanti esempi che lo confermano, come quello di Iqbal Masih o del regime di Hitler o della dittatura di Francisco Franco. Ebbene, il nostro obiettivo ogni giorno deve essere quello di limitare e, anche se lentamente, di eliminare questi casi e far sì che tutti siano liberi e che nessuno sia lasciato indietro.

di Costanza Valido e Alessia Castrogiovanni

Oggi assistiamo nella vita quotidiana, a scuola e per le strade, nella nostra città e nelle nostre case, a un fenomeno di carattere mondiale: la globalizzazione; questo termine viene usato soprattutto nel campo dell’economia e nella tecnologia. Ma cos’è e quando è nato questo fenomeno?

Esso è causato dall’intensificazione degli scambi e degli investimenti internazionali su scala mondiale che, recentemente, sono cresciuti più rapidamente con la conseguenza di una maggiore dipendenza delle economie nazionali, dipendenze sociali, culturali, politiche e tecnologiche, i cui effetti positivi e negativi hanno una rilevanza estrema, condizionando il commercio, le culture, i costumi, il pensiero e i beni culturali.

È diventato molto comune negli anni ’90, ma a pensarci bene era già nato alla fine del 1400. Cristoforo Colombo, quando ritornò dall’America, portò dei prodotti non conosciuti che diventarono di uso comune in Italia, ad esempio le patate.

Ma ritornando al XXI secolo ci chiediamo: la globalizzazione è un fenomeno negativo o positivo? Sicuramente non vi sono più forme di razzismo o avversità verso culture di tradizioni diverse, poiché esse hanno preso parte attivamente alla nostra vita di tutti i giorni: ci circondano usi e costumi stranieri, e non abbiamo pregiudizi verso quella che è la storia e la diversità degli altri Paesi del mondo. Dal punto di vista economico e tecnologico, la globalizzazione ha permesso di rivitalizzare il mercato e di sviluppare la net economy, l’economia che ha come basi le reti telematiche e lo sviluppo tecnologico.

Non dobbiamo tuttavia pensare alla globalizzazione come un movimento che comporta solo vantaggi, infatti, al fine di massimizzare i profitti, essa ha portato alla delocalizzazione delle industrie, ovvero allo spostamento delle stesse in Paesi più poveri, costringendo uomini e bambini a lavori durissimi per un salario bassissimo. Se la globalizzazione ha portato ricchezza alle nazioni ricche, ha impoverito di più quelle poco sviluppate; lo spostamento delle industrie poi ha causato nei Paesi d’origine un grande squilibrio e disoccupazione, con la mancanza di lavoro nelle industrie, che si sono trasferite. Dunque la globalizzazione rende ancora più evidenti i grandi squilibri di oggi, e aumenta la diseguaglianza già profonda fra ricchi e poveri.

A tutti questi movimenti provocati dalla globalizzazione si oppongono i cosiddetti no global, un insieme eterogeneo di associazioni, movimenti, sindacati e partiti politici che muovono una critica radicale all’attuale sistema economico mondiale. In particolare, esso contesta il processo di globalizzazione, accusato di favorire le grandi imprese multinazionali a spese della gente comune. Dopo le prime manifestazioni, se ne sono susseguite altre importanti, come quella contro il G8 di Genova nel 2001. Ogni anno il movimento si raduna in un “Forum sociale mondiale” per discutere su temi legati alla globalizzazione e proporre alternative all’attuale sistema economico neoliberista.

Non è facile dare un giudizio univoco alla globalizzazione. Essa è, infatti, un fenomeno molto complesso e moderno, dal quale sicuramente non si può più fare ritorno. Esso porta con sé aspetti positivi e negativi e occorrerebbe controllarla responsabilmente. Una delle priorità sarebbe quella di cercare di creare un’economia sostenibile che aiuti i Paesi poveri e più bisognosi, garantendo alla natura di preservarsi per molto tempo ancora e un sano e prospero progresso dell’uomo. Auspicio è che si dia vita a società in cui la tolleranza e l’uguaglianza siano le basi e i concetti per costruire un solido futuro, in cui il mondo sia un grande villaggio nel quale tutti gli uomini vivono in pace, scambiandosi idee e pensieri e vivendo come ciascuno merita secondo il proprio lavoro.

di Edoardo Buscetta e Yumiko Reginella 3^F

L’omofobia dal greco homo uguale e fobia paura, è appunto la paura delle relazioni tra sesso dello stesso tipo: omosessuali, bisessuali e transessuali. L’Unione Europea la condanna analogamente al razzismo e al sessismo. L’omofobia è costituita da pensieri avversi all’omosessualità. Esistono tre possibili definizioni del termine omofobia : L’accezione pregiudiziale ovvero il pensare all’omosessualità come ad una malattia , L’accezione discriminatoria ovvero il discriminare una persona in base al sua orientamento sessuale e quindi ritenerlo un comportamento sbagliato, l’accezione psicopatologica ovvero il pensare all’omofobia come una paura/fobia.

Chi era Alan Turing?

Alan Turing nasce il 23 giugno 1912 in Inghilterra e muore all’età di 42 anni .E’ famoso per essere un matematico ma anche il primo studioso di computer della storia .Durante la seconda guerra mondiale quando gli aerei da combattimento tedeschi si mandavano informazioni i computer per 24 ore mandavano i messaggi criptati . Touring creò un metodo che riusciva a decodificare i codici , quindi senza di lui forse non saremmo qui .Ma perché vi stiamo parlando proprio di lui? Omosessuale , venne ripudiato dalla società e non gli furono attribuiti i giusti meriti ,questo perché nel ventesimo secolo l’essere omosessuali era considerata una malattia e, nel 1952, quando si trovava all’università di Manchester e aveva 39 anni, fu arrestato con l’accusa di “grave oscenità e condotta indecente” per via della presunta (poi apertamente riconosciuta) relazione omosessuale con un altro uomo, il 19enne Arnold Murray . In preda alla disperazione si suicidò mangiando una mela avvelenata . Se ci pensate il simbolo della marca di telefoni più famosa al mondo “Apple “ è proprio la mela avvelenata di Turing .

       

La situazione in Inghilterra

Già a inizio secolo gli omosessuali a Londra sono sempre più socializzati in luoghi pubblici come pub, caffetterie e luoghi di tè e la loro realtà si fa forse più palese. Le cameriere assicurano che una sezione della catena di ristoranti Lyons Corner House in Piccadilly Circus era riservato per gli omosessuali il luogo divenne divenne noto come il Lily Pond.

La società britannica di psicologia per lo studio del sesso è fondata da un gruppo di teorici e attivisti, con Edward Carpenter come presidente. Carpenter è stato uno dei sostenitori della teoria che vedeva l’omosessualità come un terzo sesso ed ha vissuto apertamtente col proprio amante George Merril. La società era particolarmente attiva nel campo dell’informazione, con l’obiettivo di combattere la discriminazione legale contro gli omosessuali attraverso la comprensione scientifica. I membri includevano George Cecil Ives, Montague Summers, Stella Browne, Laurence HousmanHavelock EllisGeorge Bernard Shaw e Ernest Jones..il “Criminal Law Amendment Act” viene modificato ed approvato alla Camera dei comuni (Regno Unito) per includere una sezione atta a far considerare illegali gli “atti di grave indecenza” sessuali tra donne . Tuttavia la sezione proposta venne sconfitta alla Camera dei lord e quindi non è mai diventata legge. Durante i primi anni ’50 ben mille uomini sono stati rinchiusi in prigione in Gran Bretagna ogni anno per mezzo del diffuso giro di vite della polizia contro i reati omosessuali. Uomini infiltrati in qualità di agenti provocatori portavano all’adescamento di persone gay nei luoghi pubblici; lo stato d’animo prevalente era di paranoia malcelata. Questi avvenimenti storici potrebbero sembrarci molto distanti dalla realtà attuale e in alcuni aspetti lo sono ma per altri ci sono ancora molte ingiustizie verso gli omosessuali .Basta pensare alla terapia di conversione che consiste nel variare atteggiamenti comportamentali di una persona per portarla forzatamente dall’omosessualità all’etero sessualità dove si ricorrere addirittura all’esorcismo. Sia medici che scienziati trovano questa “cura” completamente inadeguata e dannosa per le persone che la subiscono.

Questi sono casi estremi ma che fanno capire fino a che punto l’omofobia sia ancora presente.

E oggi…

Ovviamente il fenomeno dell’omofobia si estende a livello mondiale e persiste ancora oggi, anche se nella maggior parte dei paesi l’omosessualità non viene più vista come una malattia o un reato. Nelle scuole si cerca di sensibilizzare sull’argomento e sono stati aperti tantissimi forum online per le comunità LGBT dove possono entrare in contatto con persone appartenenti alla stessa comunità. Sono state anche create le Pride, delle manifestazioni contro l’omofobia dove può partecipare chiunque. In Canada nel mese di Gennaio è stata sulla bocca di tutti la storia di Yannick Nézet-Séguin. Non che lui sia fresco di coming out , dato che non ha mai fatto mistero della sua relazione con il violinista Pier Tourville, ma il fatto che “quel posto” sia per la prima volta occupato da un artista apertamente omosessuale ha titillato la stampa, e di conseguenza la morbosità collettiva Da settembre il maestro è diventato, anche con una buona dose di autocompiacimento, la mosca bianca della classica, ben supportato da un sostanzioso articolo apparso nei giorni scorsi sul New York Times che titola:” Il Met ha un direttore d’orchestra gay. Sì, questo conta.” Da questi eventi è possibile comprendere come la società abbia fatto dei progressi rispetto al passato, da cui abbiamo tratto la storia di Alan Turing come esempio. Ora non è più una notizia scandalo il fare coming-out; può causare fraintendimenti e ci possono essere incomprensioni, ma c’è comunque la possiblità di essere accettati nella società, dato che adesso la civiltà ed il rispetto sono concetti più diffusi. Questi fraintendimenti possono essere causati dall’incapacità di alcuni di essere sinceri nei confronti di chi gli stà attorno, dato che sono pochi coloro che riescono a comprendere cosa si prova ad essere considerati diversi dagli altri, ma soprattutto ad essere costantemente oggetto di pregiudizi. Ad esempio, i transessuali. Più che umiliazione, talvolta li si riconosce come persone insicure sulla loro identità, che ancora non hanno le idee chiare sulla loro natura. L’omofobia rimane una delle tante piaghe della società, categorizzata abbastanza grave quanto la violenza sulle donne, l’irriverenza verso chi è di un’etnia differente dalla nostra, o l’indifferenza. Anche quest’ultima può ricollegarsi con l’omosessualità, dato che chi è oggetto di pregiudizi, tende a diventare anche oggetto di bullismo. E sicuramente, l’indifferenza n’è la base. Sarebbe un bel gesto aiutare chiunque si trova insicuro riguardo la sua persona, invece che fargli pesare quanto sia diverso rispetto chi gli stà attorno; è bello far capire alla gente omosessuale che il loro non è un difetto ma una bellissima qualità, e che non c’è nulla di sbagliato nell’esprimerla, nel viverla al massimo, e nell’avere il coraggio di opporsi agli scettici. Tante cose sono cambiate in questi anni, a partire proprio dagli atteggiamenti nei confronti della diversità. Perché l’obbiettivo di noi giovani è questo: stravolgere gli standard, far capire che nulla può o deve essere chiamato “normale”.

Sveva Ricchiari 3^O

I problemi che la società non riesce a smussare sono parecchi, ma uno di questi è l’indifferenza. Non la si può classificare, dato che è a sua volta grave la discriminazione razziale, la violenza verbale o fisica nei confronti delle donne, l’irriverenza verso chi è diverso da noi; è qui che entra in gioco un inesorabile effetto domino. È risaputo che l’uomo, in caso dovesse ritrovarsi a fronteggiare qualcosa di ignoto alla sua quotidianità in ambito sociale, tenda ad avere paura di quest’ultima, offenderla, ripudiarla, esternando disagio ed inadeguatezza verso essa. Queste sono poche delle piaghe che sono sempre state presenti nella comunità, per quanto negli anni le vie di comunicazione si siano evolute. Di certo non siamo qui per riportare alla mente le origini di questa variante naturale del comportamento umano, ma è un allarme di livello mondiale che necessita di essere chiaro per tutti. Esistono vari orientamenti sessuali oltre l’omosessualità, definita come l’attrazione romantica o sessuale verso lo stesso genere; vi sono la bisessualità, ovvero l’interesse verso entrambi i generi, o la pansessualità, spesso definita come la capacità di amare una persona, indipendentemente dal suo genere. E no, non è affatto da confondere con la bisessualità: la differenza fra le due è che un pansessuale può provare attrazione verso tutti i generi, un bisessuale solo verso due di essi. Inoltre, “pan-” (ovvero “tutto”), non deve causare fraintendimenti con il fatto che ai pansessuali possano piacere esteticamente e/o romanticamente tutte le persone del mondo. Pan è inteso come “tutti i generi di persona”, non come “tutte le persone”. Pertanto, si apre anche un’altra parentesi da poter ricollegare agli orientamenti sessuali: i generi. È considerabile un genere, oltre il sesso maschile e quello femminile, la transessualità. A volte essa è vittima di superficialità e pregiudizi; viene ritenuta da alcuni solo egocentrismo o vanità, quando in realtà è molto complicato vivere nei panni di chi lo prova sulla propria pelle. La sensazione di ansia ed insicurezza, causata dalla paura di mostrare al mondo chi si è veramente. Quando invece si è nei panni di un transessuale, è complicato realizzare la propria identità. Un altra delle varianti degli orientamenti sessuali può essere l’asessualità, ovvero la mancanza di attrazione o l’assenza di interesse in una relazione con qualsiasi genere. Invece, sarebbe importante aprire una parentesi riguardante chi ignora o detesta chiunque non sia eterosessuale. Nessuno degli orientamenti sessuali citati è una malattia, tantomeno una convinzione o un lavaggio del cervello. Il pensiero di ogni omofobo è causa di oppressioni verso chi ha il coraggio di essere se stesso nella società. Per l’appunto, “omofobia” è una parola derivante dal latino, “omo” che sta per “homo”, quindi uomo, e “fobia”, che dubitiamo necessiti di essere spiegata. Perlomeno, possiamo definirla come una semplice paranoia da parte di chi è spaventato da qualcosa che non è affatto innaturale.

Di Mariasole 3^M